Base ossea insufficiente per fare un impianto? Ecco le soluzioni

Quello di una base ossea insufficiente, e quindi non in grado di garantire la dovuta stabilità degli impianti in esso inseriti è stato, in passato, uno dei più grossi problemi dell’implantologia.
La questione riguarda in particolare l’arcata mascellare superiore, a causa della presenza delle cavità pneumiche, che toglie ulteriore spazio al tessuto osseo. Capita così che l’osso residuo non sia in grado di ricevere gli impianti in numero adeguato e, soprattutto, con la lunghezza necessaria.

Le soluzioni a questo problema possono essere:

-impianti corti
-Innesti di osso
-implantologia zigomatica

 

Impianti corti

Gli impianti corti, visti quasi come un’eresia fino a una dozzina di anni fa, si stanno avviando verso la canonizzazione grazie ai risultati sempre più favorevoli delle ricerche cliniche.

In genere, anche chi non ha abbastanza osso per inserire gli impianti dentali standard, più grandi, può tranquillamente sottoporsi all’inserimento dei mini impianti poiché essi necessitano di un quantitativo di osso nettamente inferiore dei precedenti.

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Si definiscono impianti corti quelli di lunghezza non superiore agli 8,5 mm. La quantità di tessuto osseo per potere inserire un impianto corto può però ritenersi sufficiente già a soli 5-6 mm.

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Le indicazioni per il posizionamento di un impianto corto riguardano soprattutto i casi con poco osso dove vi sia  una limitata altezza dell’osso residuo, situazione che sovente si verifica nelle aree posteriori di entrambe le arcate. Nella mandibola (arcata inferiore) in particolare gli impianti corti sono utilizzati per evitare il rischio di ledere il nervo alveolare inferiore, cosa che genererebbe una insensibilità permanente del labbro.

Qualora le condizioni del caso lo prevedano, rimane in linea generale valida l’indicazione di ricorrere ad un impianto corto per evitare al paziente interventi più complessi, quali il rialzo del seno mascellare o la ricostruzione ossea mandibolare con innesti o tecniche rigenerative.

 

Innesti di osso

L’innesto osseo è in grado di aumentare i volumi ossei deficitari per potere inserire gli impianti.
Gli innesti d’osso permettono l’aumento della quantità ossea della mascella o della mandibola.
Le tecniche per innesti ossei può essere di 2 tipi:

Gli innesti d’osso autologo

  • Nelle situazioni più gravi, per ristabilire un adeguato volume di osso dove poter ancorare uno o più radici artificiali in titanio, può essere previsto un innesto osseo autologo.
    L’innesto osseo autologo, consiste in tecnica “chirurgica maior” che prevede il prelievo di osso da siti donatori del paziente stesso, successivamente questo verrà innestato nella zona ossea dove è presente un deficit osseo che impedisce il posizionamento di un impianto.
    I prelievi di osso autologo (cioè dal paziente stesso) possono essere effettuate da zone diverse, intra-orali (mento, branca montante della mandibola), o da zone extra-orali (anca ovvero prelievo di osso dalla cresta iliaca).
    Questi interventi richiedono una grande esperienza da parte del chirurgo implantologo e diversi disagi per il paziente.
    Il paziente dovrà infatti sottoporsi ad un intervento chirurgico alle volte piuttosto invasivo ed eseguito in molti casi in stato di anestesia generale.
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Le superfici in rosso corrispondono ai possibili siti di prelievo di osso all’interno del cavo orale: mento, angolo mascellare, ramo ascendente della mandibola e tuberosità posteriore della mascella.

 

Gli innesti d’osso eterologo

  • Oggi grazie alle moderne tecnologie, in molti casi si può ricorrere all’innesto d’osso eterologo. La letteratura ha dimostrato che si può usare con grandissimi successi per questo tipo di intervento l’osso eterologo (cioè osso non prelevato dal paziente). Quello più utilizzato è l’osso bovino o equino deproteinizzato.
    L’osso bovino deproteinizzato è inoltre impiegato quando si fanno gli impianti post estrattivi.
    Questo tipo di osso viene inserito per colmare lo spazio tra l’impianto e la sede ossea dove vi era il dente estratto. Talvolta per proteggere l’innesto osseo si usano delle membrane di collagene – poi coperte dalla gengiva andando incontro a progressivo riassorbimento – che servono a non mettere l’innesto osseo a diretto contatto con la gengiva e a favorire una migliore integrazione del materiale innestato.
    Nel giro di 6-8 mesi l’osso sintetico viene completamente rimpiazzato e sostituito dall’osso proprio del paziente.

 

Impianti zigomatici

L’implantologia che sfrutta gli innovativi impianti zigomatici rappresenta un’ottima opportunità per una riabilitazione, anche a carico immediato, in tutti quei casi in cui si abbiano i settori laterali mascellari superiori con poca altezza ossea. Il vantaggio fondamentale degli impianti zigomatici è rappresentato dal fatto che permettono di fare il carico immediato anche nei settori laterali con scarsità osse. Nella maggior parte dei casi è sufficiente inserirne solo due di impianti zigomatici, uno per parte. Diversamente, in casi di atrofie molto severe anche del settore anteriore, di impianti zigomatici se ne possono inserire due per lato ma in questo caso l’intervento diventa complesso e deve essere realizzato in anestesia generale.
L’ impianto zigomatico è un impianto speciale molto lungo (da 30 a 50 mm.) che viene inserito nell’osso dello zigomo il quale ha una densità ossea molto elevata
L’impianto parte dalla zona premolare o molare e, una volta raggiunto l’osso zigomatico, è possibile ancorarlo in modo stabile tale da potere procedere, anche nelle situazioni più estreme, con una riabilitazione a carico immediato.

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